Cluster · Decompressione

Resilienza emotiva: decompressione e integrazione con un ambiente sonoro in fasi

Qui il suono non “cura”. Contiene. Aiuta a rallentare, abbassare l’attivazione e rendere lo spazio abitabile. Approccio sobrio, senza promesse mediche.

1) Premessa: cosa può e cosa non può fare

Un ambiente sonoro può essere un supporto. Può aiutare a creare contenimento, continuità e una soglia più bassa di stimolo. Non è terapia, non è diagnosi, non è sostituto di percorsi clinici. È una struttura che può rendere più facile restare presenti quando l’interno è rumoroso.

2) Perché una struttura in fasi funziona

Fase 1: contenimento

Il primo compito è ridurre eventi e creare un bordo: il sistema “capisce” che non deve reagire a stimoli nuovi.

Fase 2: stabilizzazione

Una volta contenuto, il corpo può scendere di un gradino: respiro più lento, attenzione meno frantumata.

Fase 3: uscita pulita

L’uscita conta quanto l’ingresso: se finisce “di colpo”, la mente torna in modalità allerta. Una chiusura graduale evita lo strappo.

3) Micro-protocollo pratico (20 minuti)

Se durante l’ascolto ti viene voglia di cambiare traccia, è un segnale utile: volume troppo alto o campo troppo “attivo”.

4) Errori da evitare

5) Scelta e uso dell’MP3

Qui l’uso più efficace è semplice: una traccia stabile, in fasi, volume sotto soglia. Se ti serve un campo progettato in questa direzione:

6) Livello esteso (riferimento leggero)

Se vuoi una struttura più completa (materia + guida + audio) come livello avanzato:


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